Festa dell’Unità d’Italia e della Repubblica Poesie e filastrocche

Festa dell’Unità d’Italia e della Repubblica: Poesie e filastrocche

Poesie e Filastrocche Unità d'Italia e Festa della Repubblica

Poesie

Buon compleanno Italia

 Buon compleanno Italia

 generosa terra che ammalia,

 festeggiamo la tua unificazione

 con grande rispetto e commozione.

 Ricordiamo grandi personaggi,

 valorosi eroi e uomini saggi:

 Giuseppe Garibaldi, il più popolare,

 delle sue gesta ci fu un gran parlare,

 dei due mondi il mitico eroe

 che regalò al popolo infinite gioie.

 Memorabile l’impresa dei Mille,

 paragonabile a quelle di Achille.

 E il Mazzini politico rivoluzionario,

 filosofo e patriota straordinario,

 della Giovane Italia fu il fondatore

 e dell’unificazione il promotore.

 E poi il colto conte Cavour, il buon Camillo

 pronto a risolvere ogni cavillo.

 Infine il Re Vittorio Emanuele

 a cui il ministro fu sempre fedele.

 Sono i padri dell’Italia nostra

 che oggi, e non solo, si mette in mostra.

 Vogliamole bene grandi e piccini

 E più che mai stiamo vicini

 per conservarla sempre in salute

 è la nostra Patria, non si discute!

 Andreina DeGregorio

(Questa poesia può essere utilizzata anche in altri siti, purchè venga sempre citata l’autrice e il sito da cui è stata prelevata: www.maestramary.altervista.org)

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 O Patria Mia

 O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme
Nuda la fronte e nudo il petto mostri,
Oimè quante ferite,
Che lívidor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formesissima donna!
Io chiedo al cielo e al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia,
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov’è la forza antica?
Dove l’armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
0 qual tanta possanza,
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: ío solo
Combatterà, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl’italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli?. Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Nè ti conforti e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L’itata gioventude? 0 numi, o numi
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari, Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedette
L’antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre
E voi sempre onorate e gloriose,
0 tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch’alme franche e generose!
lo credo che le piante e i sassi e l’onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprir le invitte schiere
De’ corpi ch’alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l’Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d’Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l’etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglicasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch’offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch’al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira
Nell’armi e ne’ perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell’acerbo fato amor vi trasse?
Come si lieta, o figli,
L’ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e, duro?
Parea ch’a danza e non a morte andasse
Ciascun de’ vostri, o a splendido convito:
Ma v’attendea lo scuro
Tartaro, e l’ond’a morta;
Nè le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l’aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de’ Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L’ira de’ greci petti e la virtute.
Ve’ cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra’ primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
ve’ come infusi e tintí
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d’infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L’un sopra l’altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme dei vostro sangue. Ecco io mi prostro,
0 benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall’uno all’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch’io per la Grecia i mororibondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la, vostra duri.

 Giacomo Leopardi

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 Il Tricolore

 Stille di pioggia
Su declivi bruciati
arsi dal fuoco
di cento battaglie
spazzati dal vento
di mille lamenti
scendono
grondano
scivolano
adagio
adagio
a mescolarsi
scambiarsi
e confondersi
con gocce di sangue
ancora stillante
dalle crepe
di martoriati pendici
e straziati altopiani.
Linfa vermiglia
di giovani cuori
nati già eroi
imporpora l’erba
di verde rigoglio
dall’altra parte del prato
oltre la bianca rena di collina
Di lontano, da quassù
quel lembo di terra
appare ai nostri occhi
velati da un pianto
di dolorosa e fiera memoria
quale immacolato tricolore.

  Alessandro Cancian

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 Nell’Odor di Festa … Giuro alla Patria..

 Prego..un attimo di silenzio
e senti il rumore assordante
tripudio di colori
t’investe, t’acceca
e gioia maestosa illumina i visi
muscoli stracchi di vecchi signori
e il bastone..appoggio morale
incita festa … lento si erge
e disegna un sorriso
Italia, patria di madama repubblica
confida la gente
genuina terra di sani rapporti
e sale il paesaggio
fra campi di frutti ripieni
fra laghi di limpide acque
fra chilometri di sculturea bellezza
fra città vanto d’industria
si ergono le trombe
nei sorrisi di sfilate amor di patria
in parate di omaggi danzerini
Saluta il presidente,
e che repubblica sia
e svolta la storia
fra sogni, ideali e speranze
Italia terra di democrazia..

  Giovanni Lisi

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Terra Seducente … d’Arte Regina

Terra dal bruno colore
adagiata e dormiente
su un mare dai porti fecondi
curve sinuose e di arte e cultura
seducon la mente
qual fascino e bellezza accarezzan gli occhi della gente
ricordo il secol nuovo,
triste d’animo è colui che nel dormiveglia vide
le prime luci dell’alba
coma bagnata da un rosso tepore
e vedi il contadino … uomo fedele
fedele a quella sposa baciata dalle terre adiacenti.
Arrivò il mezzogiorno
di nuvole sgombro,dal giallo sul grembo,
l’Italia ribelle
è quella la via che scelse convinta..
“Son stata tradita dal re mio marito”
o bella regina qual piaga ti avrà mai ferito..
e ricordo i silenzi o i volti contenti
uomini,donne e i loro ideali.
E come l’oblio del libero falco
riprende a volare la patria leggiadra..
O donna stuprata..
sorridi bell’Italia..la paura è passata..
è questa la via..
e il secol tramonta in nome della democrazia..
e vedo avanzare la mamma adottata,
veglia repubblica sull’Italia bagnata..
bagnata dal mare, da monti e colline..
Ora riposa l’Italia, e giace tranquilla.
O patria, delizia d’occhio
e dai profumi vitigni..
giuro l’amore,
e della mia vita fo vanto
ad una donna dal nobile incanto..

Giovanni Lisi

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Res Pubblica

La res pubblica cos’è?
E’ una cosa desueta
che quasi più non c’è…

dovrebbe essere alla portata di tutti
la medicina chiamata aspirina,
e invece no te la fanno pagare
se no, che ci importa, ti devi ammalare

e pure la scuola se ci vuoi andare,
ti paghi i libri,i quaderni e le penne
noi ti diamo in cambio
una scuola cadente e
una sedia semi rotta a dir
poco eccellente…

le finestre serrate da una
tavola leggera
tanto prima o poi le cambiano
almeno si spera
intanto voi alunni
in silenzio boccheggiate
e ringraziate, per favore
per le cose regalate

le strade coi buchi
le luci fulminate
un centro polifunzionale
inagibile ci date
le palestre rotte
i tetti cadenti
ci sembra quasi di esser
nullatenenti!!!

Eppure paghiamo
madonna se paghiamo
il 7etrenta, l’irpef,l’ilor,
l’ici,l’inps,la spazzatura ,l’iva
e dopotutto
pure dell’acqua ci priva
ma insomma ,mi chiedo,
la repubblica c’è
e allora se c’è ditemi voi
dovè?

Eppure io la amo
la festa tricolore
ricorda quel momento
gioiso e vincitore
di quando tutto era
triste e desolato
di quando anche il pane
veniva raccontato
ma oggi che c’è il pane
per pochi e non per tutti
mi viene da pensare
che son proprio tempi brutti

Evviva la repubblica con tutti
i suoi malanni
evviva quest’Italia
con falsi ori e inganni!!!

Mariagrazia Simmini

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Italia è la Mia Balia

L’Italia è la mia balia
in balia di se stessa;
immensa e precoce;
l’Italia è la mia voce.
Metterti in posa è un impresa.
Contornare le tue linee di matita,
delicato, attento,
lento ed incantato,
mentre plasmo a stento
e sfioro nel passarti addosso con le dita
sul tuo mento tondo,
come un sole rosa spento,
attendo.
Italia perversa, diversa,
un Italia che si riversa
nei guanciali,
immersa nei sui mali.
Passo spesso sugl’occhi grossi,
grandi come archi spessi e tondi,
poi neri,
come un bagno di carbone
nei bicchieri;
i tuoi occhi lucenti,
le stelle, specchi e vetri,
i tuoi palazzi
che domandano i segreti,
i giardini e i suoi topazi
i mille mondi innocenti,
le voci che non senti;
Italia dalle mani incontrate,
alito nella sera delle notti passate,
Italia di sorrisi intrisi
a macchie d’aurore boreali,
sopra i fiori, le notti,
sopra i giorni sempre uguali;
mi chiedono un amore che
a malincuore non ti concedo,
mi chiedono carbone,
acqua, pianti e rimpianti,
me lo chiedono dai pini,
sui pini, supini,
stelle ormai spente
dei miei natali fragranti.
Jacopo Lupi

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Fu e Sarà

Guardavo tutto intorno a me,
sentivo il vento sulla mia pelle,
l’erba ondeggiare come
acqua gelida d’inverno,
ascoltavo i rumori perdersi
nel vuoto dei miei pensieri.

Alzai lo sguardo al cielo,
un sole agonizzante rendeva
omaggio alla nostra presenza,
le nuvole sparivano bruciate
dal fuoco del tramonto,
si abituava il mio sguardo
al rosso vivo, al rosso sangue.

Guardai avanti, gridai, e corsi verso
la battaglia stringendo in mano
una fascia tricolore e portando
con me, un sogno,
nel cuore.

Giuseppe Rametta

L’inno, la storia della bandiera d’Italia e altre poesie

L’inno d’Italia

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

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Storia della Bandiera Italiana

Perchè verde, bianco e rosso a fasce uniformi?
Le fasce ricordavano certamente la bandiera francese.
Occorre premettere che il nostro tricolore nasce a Reggio Emilia nel 1797,
quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, decreta “che si renda
universale la Bandiera Cispadana di Tre Colori verde, bianco e rosso.

Perchè proprio questi tre colori?
Il bianco e il rosso, erano i colori dell’antico stemma comunale di Milano,
mentre il verde deriverebbe dal colore delle uniformi della guardia milanese.

Dopo diverse “versioni” della bandiera dalla Cispadana a quella del
Regno Unito con D.Lgs. del 19 giugno 1946 si stabilì la nuova bandiera,
inserita successivamente nell’articolo 12 della Costituzione:
“La bandiera della Repubblica e’ il tricolore italiano; verde, bianco e rosso,
a tre bande verticali di eguali dimensioni”.

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Il mio paese è l’Italia

Più i giorni s’allontanano dispersi
e più ritornano nel cuore dei poeti.
Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno
con le colline di cadaveri che bruciano
in nuvole di nafta, là i reticolati
per la quarantena d’Israele,
il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido,
le catene di poveri già morti da gran tempo
e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani,
là Buchenwald, la mite selva di faggi,
i suoi forni maledetti; là Stalingrado,
e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta.
I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili,
dei vinti, dei perdonati dalla misericordia!
Tutto si travolge, ma i morti non si vendono.
Il mio paese è l’Italia, o nemico più straniero,
e io canto il suo popolo, e anche il pianto
coperto dal rumore del suo mare,
il limpido lutto delle madri, canto la sua vita.

Salvatore Quasimodo

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Italia

Sono un poeta
un grido unanime
sono un grumo di sogni

Sono un frutto
d’innumerevoli contrasti d’innesti
maturato in una serra

Ma il tuo popolo è portato
dalla stessa terra
che mi porta
Italia

E in questa uniforme
di tuo soldato
mi riposo
come fosse la culla
di mio padre.

Giuseppe Ungaretti

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Paese mio

Ogni anno giunto Agosto
io vengo a te, paese mio natio
per cercare ciò che era mio ma cerco, cerco invano!
nel posto che rallegrò
la mia fanciulezza
ora ci son giardini e una grande piazza.

Invano l’orecchio tendo
le grida festose
più no sento
più no mi giunge nel sole
l’odore soave delle viole.

Ah! Paese mio, immoto sei nella mia memoria
così straniero nella storia!

Rosa Staffiere

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Costituzione

Benvenuti. A voi mi presento
sono il documento,
il monumento dell’Italia unita
da vent’anni di violenze uscita
e dalla guerra lacera e ferita,
che con me ha iniziato una nuova vita.

2 giugno ’46: il popolo italiano
vota per la Repubblica, non vuole più un sovrano,
diritti che vegliano la storia di ognuno
e che preferenze non fanno a nessuno.
Violarli vuol dire tradire davvero
il patto che lega un popolo intero.

Il patto che viene dai nonni-coraggio
che hanno lottato per farcene omaggio.

Anche tu hai il compito di far da guardiano
perché questo bene non ci sfugga di mano.

Diritto alla vita. Diritto al nome.
Diritto ad esprimere la nostra opinione.
Diritto a esser liberi, mai sfruttati.
Diritto al rispetto, mai offesi e umiliati.

La legge è uguale per tutti,
la legge non fa differenza,
la legge non guarda le tasche,
la legge non ha preferiti,
non chiede opinioni o credenze
ci guarda attraverso i vestiti.
Lo Stato siamo noi cittadini
e allora davanti alla legge saremo
più uguali e vicini.

Servono braccia, menti, passione
serve l’impegno di tante persone.
Siamo immigrati, siamo italiani,
siamo buddisti, laici o cristiani,
eppure c’è chi lavoro non trova,
c’è chi lo perde, chi è solo in prova.

Ogni persona, ogni uomo, ogni donna,
quando lavora si sente colonna
di questa grande casa stivale:
tetto sui monti, porte sul mare.

La scuola è aperta a tutte le menti,
anche se tutte son differenti.
La scuola è libera come il sapere
ed è una sorgente, dà a tutti da bere.

Corriamo dal dottore perché ci curi il male,
se questo non basta corriamo all’ospedale.
Sani, malati, deboli, si cambia all’improvviso.
Dobbiamo avere tutti un medico e un sorriso.

Libera carta per libero stato,
l’ha chiesta un popolo che ha tanto lottato.

L’Italia ripudia la guerra, perché la guerra
è un mostro che mangia la libertà degli uomini
e copre i colori di nero inchiostro.
L’Italia vuole la pace. L’Italia ripudia la guerra.
L’Italia vuole aiutare a fare la pace su tutta la terra.
L’Italia vuole la pace perché la pace è un seme
che cresce solo se gli uomini imparano a vivere insieme.

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W l’Italia

(di Francesco De Gregori)

Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste.

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Italia
Ricca o povera, Italia,
sei la patria mia.
Sei così bella che somigli alla mia mamma.
Ti vedo nelle città dove si lavora.
Ti vedo negli occhi della gente.
Ti vedo nei colori della bandiera.

Renzo Pezzani

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Laudi all’Italia

Laudato sii tu, mio Signore, per le
città d’Italia,
Per le cento città d’Italia:
Per Roma e Firenze, per Pistoia e
per Lucca,
Per Genova e Rapallo, per Assisi e
Perugia,
E per il paesello della Rocca,
Perso fra i monti.
Laudato sii, mio Signore, per Orvieto
E per Siena de’ Santi e di S. Caterina;
Per Viterbo e Pisa, Foligno e Cortona,
Civitella, Ripa, Bettona,
Montefalco di Santa Chiara.
Laudato sii, mio Signore, per tutte
le terre d’Italia,
Che innalzano a Te un canto di lode
sempiterna:
Lode di pietra, lode di marmi,
Lode di bei colori ch’hanno per
fondo l’oro.

G. Jorgensen

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Il Tricolore

Stille di pioggia
Su declivi bruciati
arsi dal fuoco
di cento battaglie
spazzati dal vento
di mille lamenti
scendono
grondano
scivolano
adagio
adagio
a mescolarsi
scambiarsi
e confondersi
con gocce di sangue
ancora stillante
dalle crepe
di martoriati pendici
e straziati altopiani.
Linfa vermiglia
di giovani cuori
nati già eroi
imporpora l’erba
di verde rigoglio
dall’altra parte del prato
oltre la bianca rena di collina
Di lontano, da quassù
quel lembo di terra
appare ai nostri occhi
velati da un pianto
di dolorosa e fiera memoria
quale immacolato tricolore.

Alessandro Cancian

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Sguardo all’Italia

Signore, disse un angelo piccino:
mi piacerebbe si potesse fare
un bel paese con attorno il mare
e tanti fiori, come un gran giardino.

Vorrei ci fosser monti scabri e grandi
da toccare le nubi con la cresta,
belle cascate ed alberi giganti,
laghi ridenti come di’ di festa.

E vorrei che vi fosse una pianura
e che un gran fiume la tagliasse in due:

tale che offrisse facile pastura
alla pecora all’asino ed al bue.

Che vi fosser soffioni di borace,
monti che fuman come gli incensieri,
luoghi raccolti dove tutto è pace
e grossi centri, ricchi di cantieri.

Che vi fosser dell’isole serene,
colline dolci, prospere di viti,
città ridenti, site in piagge amene,
e bastimenti per lontani liti.

Vorrei ci fosser anche tante chiese,
vecchi castelli su cui fischia il vento,
ed ogni tanto un piccolo paese
raccolto e solo come un gran convento.

E che la gente fosse coraggiosa
un popol di poeti e di pittori,
quieta, solerte, mite, laboriosa,
ricca di santi e di navigatori.

Che l’Alpe coronasse e l’Appennino
spartisse in due con un gran taglio uguale,
che producesse frutta, grano e vino
e che rassomigliasse a uno stivale.

Questo paese c’è, disse il Signore:
ha in mezzo un fiume e una città
che ammàlia;
vola dove più vedi il mio chiarore
e là ti ferma: troverai l’Italia.

Crescenzio Franciosi

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Ho sempre amato la bandiera.
Come non potrei?
Ci parla la bandiera,
di eroi che hanno combattuto
e che in lei, ci hanno creduto.
È un simbolo che ci accomuna,
che ci fa sentire fieri,
fratelli,
e forse, a pensarci, è per questo
che amo i mondiali di calcio,
perché è una delle poche occasioni
dove ci si sente uniti,
una sola voce,
un solo coro,
un solo inno.
Tengo sempre una bandiera nel cassetto
che alla prima occasione sventola,
dal mio terrazzo,
intrisa di gioia, un grido di vittoria,
un urlo di amore,
o un pianto, quando ad accomunarci
troppo spesso c’è il dolore.
Eppure non amo
chi fa la bandiera,
chi va dove tira il vento,
dove conviene andare,
sarà che io sono come una trota,
vado sempre contro corrente
contro vento,
dove costa più fatica
il pedalare.
Amo la bandiera,
e non le bandiere,
per lei darei la vita,
non so, sarò singolare…
Ma non la amo mai al plurale!

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Italia

O cari monti del mio paese,
valli ridenti, pianure estese,
lago di Garda, lago Maggiore,
d'[seo, di Como, vi sogna il core!
Superbi fiumi che al mar correte
e cento macchine liete movete:
Po serpeggiante, vago Ticino,
Adige, Arno, Tever divino.
Metauro, Tronto, Volturno chiaro,
i vostri nomi con gioia imparo
.e tu mi brilli nella memoria
o Piave cerulo, con la tua gloria!
Vorrei cantarvi tante canzoni
o dell’Italia dolci regioni:
Piemonte, Veneto e Lombardia,
Liguria, Emilia, Toscana mia!
Le Marche e l’Umbria vorrei vedere,
l’Abruzzo, il Lazio e le costiere
della Campania, tutte un giardino
ricche di frutta, di grano e vino.
Puglie, Campania, Lucania antica
Sicilia d’oro, di fiori amica,
Sardegna bruna di là dal mare,
oh, vi potessi tutte ammirare!
Verdi paesetti, città gentili,
palazzi artistici, bei campanili,
statue superbe, quadri, memorie
d’eroi famosi, d’antiche glorie.
io vi saluto con tutto il cuore
e della Patria sento l’amore.

Cuman Pertile

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Ecco l’Italia

Se incontri una donna giovane,
forte, bella, con in braccio il suo
bambino e un pane nella mano,
quella è l’Italia.
Se vedi un contadino arare il
campo, mietere il grano, quello è
l’Italia.
Se vedi un marinaio sollevare
l’àncora dal mare e stendere la
vela, quello è l’Italia.
Se vedi un soldato ubbidire al
comando d’un superiore, quello è
l’Italia.
Se vedi un mutilato di guerra,
quello è l’Italia.
Se vedi una donna piangere
sulla tomba d’un Caduto, quella
è l’Italia.
Se senti una voce che dice:
– Coraggio! Nel lavoro e nella
concordia godremo la libertà e la
pace, – è l’Italia che parla.

Renzo Pezzani

 
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