Piccole recite di carnevale

Piccole recite di carnevale

recite di carnevale

Carnevale

Poesie e Filastrocche

Maschere della Tradizione Italiana

Recite di Carnevale

Gli esami di Arlecchino

di Gianni Rodari
Personaggi – Il dottor Balanzone, Colombina, Pulcinella, Arlecchino

Balanzone – Dunque, signori illustrissimi, eccoci finalmente al gran giorno degli esami.
Ora si vedrà se le signorie loro hanno studiato o se hanno scaldato i banchi.
Io setaccerò le loro intelligenze con il setaccio finissimo della mia scienza.
Arlecchino – Speriamo che ci siano dei buchi nel setaccio.
Balanzone – Come dice, signor Arlecchino?
Arlecchino – Nulla, professor Balanzone, dicevo che ho studiato.
Pulcinella – Anch’io, professore, ho studiato tanto che mi viene fuori la storia, la geografia dalle orecchie.
Colombina – Io ho gli occhi pieni di numeri, signor professore. Guardi l’occhio destro… vede quel 17 che é rimasto lì, proprio sotto la palpebra? Mi dà un fastidio…
Balanzone – Male, male. signorina Colombina. Un numero nell’occhio non dovrebbe mai dare fastidio. Dunque, cominciamo. Sentiamo innanzitutto il signor… singnor Pulcinella.
Pulcinella – Professore, non sarà mai… prima le donne!
Balanzone – Non sia eccessivamente cavaliere. signor Pulcinella, e mi dica piuttosto: quanto fa uno più uno?
Pulcinella – Com’è facile! Che domanda facile! Grazie, grazie, signor professore. Permetta che le baci la mano. Le serberò una riconoscenza eterna! Porterò con me nella tomba il suo ricordo!
Di nuovo, professore (melodramrnatico) grazie!
Balanzone – Non c’è di che. Dica, quanto fa uno più uno?
Pulcinella – Fa meno, signor professore!
Balanzone – Come dice? Meno?
Pulcinella – Eh, sì… uno più… uno meno… sa, uno più uno… meno… uno più uno… eh, sì… uno più uno… meno.
Balanzone – Basta così. Lei sarà bocciato e ripeterà l’anno. Tanto… come dice lei: uno più uno… meno.
Pulcinella – Ma professore, professore… senta!
Balanzone – Basta. Sentiamo il signor Arlecchino. Mi dica lei quanto fa uno più uno.
Arlecchino – Undici, signor professore.
Balanzone – Undici? Ma che cosa diavolo dice?
Arlecchino – Ma sì, provi a scrivere uno vicino ad un altro uno…
Balanzone – Io scriverò uno, ma lo scriverò sul registro. vicino al suo nome.
Basta, è bocciato anche lei…
Colombina – O cielo, tocca a me!
Balanzone – Signorina Colombina, lei che ha i numeri negli occhi, uno più uno, quanto fa?
Colombina – Signor professore, la prego, mi faccia una domanda più difficile: io quelle facili non le ho studiate.
Balanzone – Va bene, le faremo una domanda più difficile. Chi ha scoperto l’America?
Colombina si confonde – Balanzone è irritatissimo
Chi ha scoperto l’America?
Colombina – (scoppiando a piangere)
Sono stata io, signor professore, ma non lo farò più, glielo giuro. non lo farò mai più!
Mi perdoni per questa volta.
Balanzone – Basta, basta, per l’amor di Dio! Tutti bocciati! Via, via, via.
Ci rivedremo l’anno venturo.
Cala la tela.

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Arlecchino e Brighella
di D.Duranti

ARLECCHINO:- Caro Brighella,senti un po’ qua!
BRIGHELLA:- Dimmi: che novità?
ARLECCHINO:- Oggi è Domenica di Carnevale,ti offro un pranzetto senza l’eguale!
BRIGHELLA:- Grazie, l’accetto. Ma chi cucina?
ARLECCHINO:- Dietro ai fornelli c’è Colombina!
BRIGHELLA:- Bene! Benissimo! Che mangeremo?
ARLECCHINO:- Ecco: antipasto di latte e fieno;poi la minestra di pere cotte; arrosto d’uova di mezzanotte; peli di gatto con salsa molle e, infine, torta d’uva e cipolle!
BRIGHELLA:- Ah, si?… no, non posso… non posso… grazie lo stesso!
ARLECCHINO:- Come non vieni? Me l’hai promesso! Guarda, mi offendo, ti picchierò.
BRIGHELLA:- Calmati! Vengo ma porterò io stesso i viveri per tutti e tre!
ARLECCHINO:- Sciocco ,volevo questo da te.
BRIGHELLA:- A carnevale ogni scherzo vale !!!

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La Mattina degli Scherzi

PULCINELLA:- Voglio farmi una dormitina su quel divano. Sono stanco. Ah, come si sta bene qui!
ARLECCHINO:- Pulcinella, vuoi venire con me a vedere la pianta di ciliegio che fioriscie?
PULCINELLA:- Dici davvero? Ma non siamo in primavera!
ARLECCHINO:- Mi caschi il naso se non dico la verità.
PULCINELLA:- Ripetimi bene quello che hai detto.
ARLECCHINO:- Guarda, te lo scrivo su un foglio a caratteri di stampa: UN CILIEGIO FIORISCIE.
PULCINELLA:- Va bene, vengo.
Dopo aver camminato abbastanza a lungo, Arlecchino e Pulcinella si trovano in un prato dove c’è una bella pianta di ciliegio. Ma di fiori… neanche l’ombra!
PULCINELLA:- lo non vedo neppure un fiore.
ARLECCHINO:- lo credo bene! lo ho detto che il, ciliegio fioriscie, e non che fiorisce. Dunque, io ho ragione e tu sei un bel somarone! Dovresti tornare un po’ a scuola per imparare l’ortografia. Anche un bambino di seconda elementare si sarebbe accorto che quella era un imbroglio!

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Bambini e Maschere

Un gruppo di bambini affacciati alla finestra finge di osservare il passaggio delle maschere sulla pubblica via.
Ad un certo punto, vedendo che la mascherata si dirige verso la loro casa, i bambini esclamano:-La mascherine belle allegre e pazzerelle arrivano fin qua! Oh! che felicità!
Entra una mascherina e dice:- E’ permesso a noi d’entrare qui con voi un po’ a giocare? Sappiamo fare bei balletti e moltissimi scherzetti.
Un bambino risponde per tutti:- Non son certo i gai fanciulli che rinunciano ai trastulli:si festeggia il Carnevale e la gioia non fa male!
La mascherina:- Possiamo noi dunque venire? Allora esco ad avvertire la mia cara compagnia ch’ è in attesa sulla via.
La mascherina esce e rientra quasi subito insieme con altre mascherine che saranno tante quanti sono i bambini. Così ogni bambino prenderà una mascherina per mano. Le maschere saranno salutate con queste parole:

Benvenute mascherine,
gaie, belle e birichine:
voi riempite il nostro cuore,
del più schietto buon umore!

Bambino e mascherina si terranno per mano formando tanti piccoli cerchietti e canteranno:

Su facciamo il giro tondo
e cantiamo a tutto il mondo
che la gioia e l’allegria
ci fan buona compagnia!
Ora andiamo un po’ a braccetto
e facendo un bel balletto
festeggiamo con armonia
questa bella compagnia!

Dopo aver fatto alcuni giri di danza le maschere partono cantando:
Sì, allegrezza non fa male, si festeggia il Carnevale!

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Bugie
Gianni Rodari

BRIGHELLA: – Avevo lasciato sul tavolo un bel pezzo di torrone. È sparito! Ehi, Arlecchino. Ma che guancia gonfia! Che ti succede?
ARLECCHINO: – Un terribile mal di denti! Ahi! Ahi!
BRIGHELLA: – Un momento fa stavi bene, però ! ~
ARLECCHINO: – Improvvisamente ho sentito un gran male e il dente si è gonfiato! ~
BRIGHELLA: – Il dente? Vorrai dire la guancia!:
ARLECCHINO: – Si: la guancia destra!
BRIGHELLA: – Ma non è la sinistra? (Ho capito)! A proposito: c’era qui un pezzo di torrone avvelenato per i topi…
ARLECCHINO: – Avvelenato??? (Sputa il torrone). Aiutooo!!!

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L’operazione

Due infermieri entrano in sala operatoria spingendo una barella e depositano il malato sul letto chirurgico. L’anestesista sistema la maschera e l’etere comincia ad uscire fischiando…Dopo un po’ entra il celebre chirurgo.
Chirurgo: – Bisturi!
Un’infermiera si affretta ad ubbidire ed il celebre chirurgo, con perfetta maestria,apre il ventre del paziente. D’un tratto rimane pensieroso e guarda il suo assistente.
Chirurgo: – Senta, Martinez, che cosa dobbiamo togliere a questo signore?
Assistente: – Non glielo assicuro, ma… mi sembra di ricordare che fosse qualcosa che finiva con «accio»…
Chirurgo: -In «accio»? È troppo vago. Potrebbe essere il braccio, il polpaccio… lo straccio, il laccio… E perché questo signore dovrebbe chiederci di togliergli il laccio?
Assistente: – Ora credo di ricordare che la cosa finiva in «orna».
Chirurgo: – In «orna»? Può essere diploma, rizoma, idioma… Che ne direbbe se gli levassimo l’idioma?
Assistente: – Per me fa lo stesso: Il malato è suo.
Chirurgo: – Intanto gli togliamo i baffi. Starà sempre’ meglio.
Assistente: – E se domandassimo a casa sua?
Chirurgo: – Niente male, l’idea. (Il celebre chirurgo si dirige al telefono).
Chirurgo: – Signora Ramirez?
Moglie del malato: -Sono io.
Chirurgo: – Come va, signora? Sono il dottor Ruibanez.
Moglie del malato: – È successo qualcosa a mio marito?
Chirurgo: – No, no, niente, non si allarmi. L’ho chiamata per domandarle se ricorda che cosa dobbiamo togliere a suo marito.
Moglie del malato: – Davvero non lo so. Ho sentito dire qualcosa che finiva in «etto».
Chirurgo: – Non sarà stato un peletto?
Moglie del malato: – No, quello avrei potuta toglierglielo io.
Chirurgo: – Un calletto?
Moglie del malato: – No, non era nemmeno un calletto.
Chirurgo: – Allora che gli leviamo?
Moglie del malato: – Gli tolga tutto ciò :che vuole. Non mi piace immischiarmi nelle cose di mio marito. Poi dice: hai visto qui… hai visto là…
Chirurgo: -Va bene, signora. In tutti i modi, grazie.
(Il celebre chirurgo entra di nuovo in sala operatoria; il malato è sveglio).
Chirurgo: – Niente, neanche sua moglie sa niente.
Paziente: – Mia moglie non sa mai niente, quando le conviene.È. un’egoista spaventosa. Ah, se le raccontassi…
Infermiera: – Dica, dica!
Paziente: – Bene, abbiamo delle liti selvagge, per via del dentifricio.
Chirurgo: – Loro signori sanno niente del dentifricio del signore?
Infermieri: – Nulla, nulla!
Paziente: – Ebbene, spreme il tubo al centro!… Che ve ne sembra?
Infermieri: – Ci sembra brutto.
Chirurgo: – Scusi, ma… si ricorda cosa le dovevamo togliere?
Paziente: – Non credo che dovessero togliermi qualcosa. lo sono venuto a riparare la luce; ma giacché sto qui, mi faccia il piacere di darmi qualche punto a questa pancia che mi si è scucita…

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Gli Occhiali Sapienti
di Emilio Steardo
Gli allegri commedianti
Arlecchino arriva dal dottore che sta visitando un malato.

Arlecchino: – È permesso dottore?.. Sono Arlecchino… Posso entrare?
Dottore: – Non vedi che sono occupato? Mettiti in coda e aspetta il tuo turno, come tutti gli altri.
Arlecchino:-Veramente non c’è nessuno.
Dottore: – Mettiti in coda lo stesso… (Al malato) -Caro amico se continuiamo di questo passo dubito che passeremo l’inverno.
Malato: – Ora come lo dico a mia moglie? Dovevamo andare in vacanza l’estate prossima. È già tutto prenotato.
Dottore: -Vorrà dire che ci andrò io al posto suo, se tutto dovesse andare come prevedo.
Malato: – Lei è troppo buono dottore. Mi toglie un peso dallo stomaco.
Dottore: – Arrivederci.
Malato: – Ancora grazie, dottore. Arrivederci.
(Il malato esce).
Dottore: – Vieni avanti, Arlecchino.
(Arlecchino avanza timidamente).
Dottore: – Che cosa vuoi?
Arlecchino: – Un paio d’occhiali.
Dottore: – Per fame cosa?
Arlecchino: – Per leggere. Che cos’altro potrei fame?

Dottore: – Con te non si può mai sapere. Vieni qui… (Prende un paio di occhiali) Prova questi.
(Arlecchino se li infila).
Dottore: -Vanno bene?
Arlecchino: – Mi fanno girare la testa.
Dottore: -VuoI dire che sono troppo forti. Questi dovrebbero andare meglio. Provateli. (Arlecchino se li prova).
Arlecchino: – Aiuto! Non vedo niente! (Dà colpi alla cieca dappertutto).
Dottore: – Proviamo allora questo paio. È l’ultimo rimasto.
Arlecchino: – Oh, adesso vedo molto bene.
Dottore: – Era ora! Leggi qui.
{Indica una lettera sulla lavagnetta).
Arlecchino: -Veramente io vedo tanti segni neri.
Dottore: -Tanti segni neri hai detto? Dimmi, Arlecchino: tu sai leggere?
Arlecchino: – Che domande! Se avessi saputo leggere non sarei venuto a chiederle gli occhiali.
Dottore: – Ah! Capisco… Bravo… bravo… (Lo afferra per un orecchio) Sparisci dalla mia vista, asino! Gli occhiali che vanno bene a te si trovano soltanto a scuola. (Lo sbatte fuori a calci).
Arlecchino: – Ahi, dottore! Che ho fatto di male?

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Marionette in libertà
di Gianni Rodari

Pulcinella: – Sst, amici! Il nostro caro direttore è fuori combattimento; dorme della grossa! Ecco il momento giusto per tagliare la corda!
Arlecchino: – Come? Fuggire?
Colombina: – Ma è una pazzia!
Pulcinella: – sei stufa di farti comandare a bacchetta da questo tiranno sbruffone?
Arlecchino: – Ah, per me, scappo da qui e smetto di fare l’attore una volta per tutte. Basta!
Colombina: – Hai ragione, anch’io a dire il vero farei volentieri un altro mestiere.
Pulcinella: – Ma cosa dite, io vi propongo di scappare da qui per poter recitare liberamente. Daremo libero sfogo alla nostra fantasia!
Colombina: – Sono d’accordo, fuggo con voi.
Pulcinella: – Va bene, tagliamo i fili.
(Velocemente i tre burattini tagliano tutti i fili che li tengono legati.)
Pulcinella: – Svelti, spicciatevi, non vi mette allegria l’idea della fuga?
Arlecchino: (Cantando forte) -Siamo liberiiii!
Pulcinella: .- Sst! Siamo liberi! (Vanno via saltellando)

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Il furbo Arlecchino e il ghiotto Brighella
di D. Duranti

Arlecchino – Caro Brighella, senti un po’ qua!
Brighella – Eccomi. Dimmi: che novità?
Arlecchino – Oggi è domenica di Carnevale, ti offro un pranzetto senza l’eguale!
Brighella – Grazie, l’accetto. Ma chi cucina?
Arlecchino – Dietro ai fornelli c’è Colombina!
Brighella – Bene! Benissimo, che mangeremo?
Arlecchino – Ecco: antipasto di latte e fieno; poi la minestra di pere cotte: arrosto d’uovo di mezzanotte; peli di gatto con salsa molle; e, infine, torta d’uva e cipolle! .
Brighella – Ah, si?.. non posso… grazie lo stesso.
Arlecchino – Come! Non vieni? Me l’hai promesso! Guarda, m’offendo. Ti picchierò.
Brighella – Calmati! Vengo. Ma porterò io stesso i viveri per tutti e tre!
Arlecchino – Volevo questo, sciocco, da te.

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Il vecchio Carnevale
di M. A. Scavuzzo

Personaggi: Re Carciofo, Balanzone, Arlecchino, Pulcinella, Colombina.
La scena: la sala del trono del Re Carciofo. Il re, con una corona fatta di enormi foglie a punte come quelle di carciofo (di carta), mantello verde e un carciofo per scettro, siede sul trono. Attorno a lui si dispongono, inchinandosi profondamente, le maschere.
Re Carciofo – Udite, amici, perché vi ho chiamato: c’è Carnevale che è molto ammalato. Coriandoli, trombette, stelle filanti? – roba antica,dicono tanti!
Siamo nel secolo del progresso! Sotterriamo Carnevale sotto un cipresso!
Balanzone – Lasciate fare a me che son dottore, Carnevale è malato di cuore. Con una cura di penicillina, guarirà dalla sera alla mattina.
Arlecchino – Non vi fidate di Balanzone, che dei somari è il dottorone. Volete salvare il Carnevale? Cucinate una cena colossale: polli, bistecche, salamini, torte, spumante, pasticcini. Vedrete allora se dico il vero: verrà a far festa il mondo intero.
Pulcinella – Ah, ah, ah! Caro ghiottone! E io ci metto il mio chitarrone. Zumpete, zumpete:che dolci canzoni! E poi mangio i tuoi maccheroni
Arlecchino – Fate attenzione, cari signori! Fate attenzione, o son dolori: che non v’accada di far questione. lo le risolvo col mio bastone… (A questo punto s’ode fuori un gran fracasso Colombina guarda dalla finestra).
Colombina – Ma che chiasso, mamma mia!Svelti, svelti, fuggiamo via. Sta arrivando Capitan Fracassa: tutto rompe, tutto sconquassa!
Balanzone (fermando i compagni che stanno per fuggire, compreso il re) – il vecchio Carnevale? Che facciamo? Sta proprio male. No! sa andare col progresso…
Re Carciofo – Però fa ridere lo stesso. Fa ridere ancora i bambini e ciò basta agli Arlecchini, ai Pulcinella, ai Balanzoni…
Tutti in coro – E a tutti gli altri mattacchioni

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Gli occhiali di Arlecchino
Scena: una strada, un salotto, un ambulatorio.
Personaggi: Arlecchino, Pantalone, Balanzone.
(Arlecchino, in strada, sta rigirando tra le mani una lettera).
Arlecchino: – Come faccio a sapere chi mi scrive questa lettera? E che cosa ci sarà scritto? lo non so leggere. Andrò a farmela leggere da Pantalone.
(Arlecchino va da Pantalone, che lo fa accomodare in salotto).
Arlecchino – Sono venuto per chiederti un favore. Per piacere, mi leggi questa lettera?
Pantalone – Aspetta un momento. Per leggerla devo mettere gli occhiali (Pantalone inforca gli occhiali). Ecco fatto; dunque… «Caro Arlecchino, Colombina ci ha invitati a casa sua a festeggiare il carnevale. Verrò a prenderti stasera, alle nove. Cari saluti. Brighella». Hai capito, Arlecchino?
Arlecchino – Si, si e grazie mille, Pantalone.
Pantalone – Corri a prepararti per stasera e buon divertimento! Ciao, Arlecchino.
Arlecchino – Ciao Pantalone! (Arlecchino se ne va, borbottando tra sé).
Arlecchino – Adesso che ho capito come si fa, andrò dal dottor Balanzone a farmi dare un paio di occhiali, cosi potrò leggere da solo.
(Il giorno dopo Arlecchino va dal dottor Balanzone).
Arlecchino – Buongiorno, dottore!
Balanzone – Oh, chi si vede! Buongiorno, Arlecchino. Che cosa vuoi?
Arlecchino – Vorrei un paio di occhiali per leggere.
Balanzone -Ti accontento subito. Prova questi e leggi questo giornale.
Arlecchino – Ma questi occhiali mi fanno girare la testa: vedo tutto a macchie nere…
Balanzone – Vuoi dire che sono troppo forti. Prova questi. Vanno bene?
Arlecchino – Peggio ancora, non riesco a vedere nulla: è come se fossi nella nebbia…
Balanzone – Allora prova questi: dovrebbero essere perfetti.
Arlecchino – Si, con questi vedo benissimo. C’è solamente una cosa. Non riesco a leggere quello che è scritto sul giornale. Sa, vedo soltanto tanti e tanti segnetti neri.
Balanzone – Ma dimmi un po’ Arlecchino, tu sai leggere?
Arlecchino – Dottore, se avessi saputo leggere non sarei venuto da lei a farmi dare un paio di occhiali. Non le pare?
Balanzone (infuriato).. – Brutto ignorante… Esci immediatamente di qui! Gli occhiali che ti servono si trovano solamente a scuola asino.

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