La recita e i bambini: a scuola di emozioni

La recita e i bambini: a scuola di emozioni

È dicembre. Come da tradizione, ormai da tempo, in questo periodo che precede l’arrivo della festa più attesa dell’anno, il Natale, un esercito di militi del cuore: insegnanti, bambini e genitori, sono chiamati a raccolta dal suono irresistibile e fascinoso della sirena dell’amore.

Nascono così improvvisi e colorati addobbi, a scuola, nei corridoi, nelle aule. Spuntano negli angoli solitari alberelli con belle decorazioni riciclate. Si apprezzano allestimenti di mostre a tema, ci si impegna nella realizzazione di lavoretti e non possono mancare i mercatini per la tradizionale raccolta fondi (sempre gli stessi) ma che fanno tanto festa. Ma è solo nei casi più fortunati (oserei dire di nicchia) arriva lei, la regina della creatività: la recita natalizia! Al suo interno i linguaggi si mescolano in un trionfo di emozioni e sussulti di gioia. Purtroppo però, da diversi anni, questa regina è diventata impopolare. Sarà colpa del tempo, sempre poco, ma molte insegnanti hanno relegato “l’ingombrante signora in soffitta”. La difficoltà dell’impresa , lo “spreco” di energie, di risorse e fatiche, alcune volte non riconosciute, sono i responsabili di tale abbandono. Ora la poverina si agita nel vecchio baule, nello sforzo di venir fuori e dimostrare il suo enorme potenziale educativo ed espressivo.

È un dato di fatto, attraverso la recitazione, i bambini sviluppano le tanto attese e ricercate abilità di comprensione e memorizzazione, fanno proprie le battute, le rielaborano e lo fanno muovendosi lungo un sentiero giocoso. I canti, le danze coreografiche rappresentano una vivace cornice di quel teatro che diviene una scuola di emozioni. La magia dello spettacolo è non essere soli. Il gruppo si sostiene. Si lavora insieme per uno scopo comune.

La novità è la formula dell’apprendimento: i bambini mentre imparano si divertono, lontani dai banchi e dai libri che, talvolta, si trasformano in catene di “prigionia espressiva”. Il narrare una storia, trasformarsi in un folletto, in un angelo o in Babbo Natale, il far finta di, entrare in un personaggio, anche minore, consente loro di esprimere con il corpo e con il  linguaggio nuove risorse, magari nascoste, all’ombra del “grigiore” scolastico. Attraverso la recitazione i bambini imparano a gestire i livelli di ansia, a rafforzare la fiducia nei propri mezzi, a interagire e cooperare con il gruppo. La recita è un importante strumento per la valorizzazione delle diversità. Durante una rappresentazione emergono, infatti, le differenze individuali, ma poco importano perché nell’apparato scenico-teatrale la diversità è premiata. Ogni bambino-attore è unico e speciale. Il palcoscenico accende, in molti casi per la prima volta, la luce sui bambini più timidi, quelli silenti, spesso soverchiati nella quotidianità dai compagni più vivaci. La recita inoltre mette in campo le mille risorse dei genitori. Le loro idee sui costumi, sulla scenografia, si affollano, talvolta si urtano, vibrano e infine raggiungono la forma della concretezza. Quando poi finalmente si va in scena, il cerchio magico è completo! La realtà si mescola all’immaginazione, i sorrisi veri dei bambini si dilatano e la gioia si trasforma in un flusso energetico che come linfa preziosa inizia a scorrere. Si diffonde tra il pubblico, contagiando anche lo spettatore più rappreso nella sua compostezza. La grazia, la leggiadria degli angioletti, o le urla rocambolesche dei finti presentatori, le battute dimenticate, le risate non trattenute, gli spintoni e gli abbracci: è tutto un fermento! I cuori si liberano dalla fortezza dei corpi e svolazzano. Ecco mi piace pensare che la recita sia il più bel dono che un insegnante e un genitore possano fare ai loro bambini. Recitare è come sognare e lo si può fare solo se si hanno un paio d’ali. Io per questo Natale intendo donarle ai miei alunni. E voi?

Maestra Mary

 
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