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A vele spiegate verso una didattica differente

A vele spiegate verso una didattica differente

didattica differente

E’ calato finalmente il sipario sulla DaD. Con buona pace di tutti, insegnanti, famiglie e bambini che sono ora lontani dalle lezioni dietro uno schermo e cercano di riafferrare la vita dai suoi lembi pratici attraverso le uscite, i contatti “controllati” e le distrazioni all’aperto. Non possiamo però dimenticare o far finta che per molti bambini la chiusura improvvisa delle scuole non sia stata una vera e propria rivoluzione nelle loro vite. In molti casi essa ha sancito il crollo di una serie di opportunità, il venir meno dei punti di riferimento estranei al contesto familiare. Un vero e proprio tsunami se si pensa alla drastica rottura dei contatti con i compagni e gli insegnanti. Lo smarrimento delle certezze, di quella routine così rassicurante e confortevole li ha gettati in una strada popolata dai divieti, dallo spettro del contatto, dalle paure e dallo sconforto. Purtroppo in molti casi i loro percorsi sono stati segnati anche dal dolore. Non è stato facile nel ruolo di insegnanti alimentare lo spirito della gioia, della speranza, stabilire una continuità educativa e formativa per evitare che il legame venisse meno. I docenti hanno dovuto reinventarsi e con la tenacia e lo spirito di adattamento che rappresenta la “seconda pelle” dell’insegnante italiano, hanno affrontato la difficoltà dei mezzi, l’irraggiungibilità di alcuni alunni, le cadute dei collegamenti, i problemi organizzativi delle varie scuole, le indicazioni ministeriali, il succedersi di eventi e di cambiamenti, in una didattica mai sperimentata: la DISTANZA.

Ricordo i primi collegamenti con i miei alunni. La mia emozione palpabile. Quella dei bambini intensa e appassionata. La gioia nei loro occhi per essersi finalmente ritrovati e congiunti. Anche i più piccoli hanno imparato a muoversi tra tastiere e tablet, a condividere schermi, inviare compiti via mail. Tutto costruito su una distanza che i protagonisti hanno cercato di riempire con disegni, scritti, messaggi video, audio: un’esplosione di stimoli nuovi per colmare il vuoto delle assenze, del contatto. La vera didattica però è in presenza. Ora lo sappiamo tutti. Certo noi insegnanti abbiamo trovato dei surrogati temporanei che offrissero ancora uno spazio di crescita e di formazione educativa. Mirabile il lavoro svolto anche da molte famiglie che hanno rispolverato le loro conoscenze scolastiche per trasformarsi in educatori creativi. Sono stati in tanti a filtrare le indicazioni ricevute dai docenti, a rivitalizzare il tessuto familiare inventandosi attività alternative da svolgere con i figli. Sono nati così veri laboratori di cucina, di musica, di arte, di giardinaggio tra le mura domestiche. Ma il contatto, la relazione tra pari, il confronto, la dialettica, gli sguardi… questi ingredienti sono mancati!
Ora ripensare a settembre ci impone una riflessione importante. Non ci deve essere spazio per l’improvvisazione. La didattica va riorganizzata anche in funzione delle strutture, delle distanze. E’ fondamentale ridefinire gli ambienti che siano attrezzati per accogliere nuove modalità del fare scuola, con tempi distesi e luoghi accoglienti. Non lasciamoci sfuggire anche l’opportunità per rivedere le pratiche della nostra didattica in una luce differente e innovativa: togliamo l’ancora e facciamo salpare la “nave scuola” a vele spiegate verso acque e rotte didattiche inesplorate.

Maestra Mary (Riproduzione riservata)

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