Educazione emotiva: il potere salvifico dell’ascolto e dell’empatia

Quando arrivo a scuola al mattino i bambini mi saltano addosso con una gioia sempre nuova. È uno dei momenti più belli della mia giornata! Dopo gli abbracci “stritolanti” partono le raffiche di domande e di confidenze.
– Maestra oggi faremo la gara delle tabelline? – Maestra posso essere la prima a recitare la poesia?
– Maestra ti confesso un segreto: ho scritto una storia! – Maestra voglio stare con te sempre, fino all’Università! – Maestra ho una sorpresa: ho portato la mia pianta di patate!
In quei momenti sento crescere l’onda della felicità e tutta quella confusione elettrizza la mattinata. Rompere gli argini delle emozioni, lasciarsi inondare dal fiume di attenzioni è sicuramente la bussola emozionale per affrontare le lezioni.
Sono consapevole di quanto non sia facile oggi, per noi insegnanti, raccogliere i frammenti di una società fratturata. Mi piace pensare che la nostra empatia, la volontà di ascoltare e di interpretare i silenzi, possa rappresentare un importante sostegno per tutti quei ragazzi che si sforzano di colmare un vuoto esistenziale che li pone spesso di fronte a un senso di spaventoso smarrimento.
La scuola deve trasformarsi in una comunità attiva, solidale, in cui gli alunni possano affermare la loro esistenza e abbandonare lo spazio dell’invisibilità. Tutte quelle voci, le richieste, gli interrogativi dei nostri alunni sono la spia di un urgente bisogno di essere ascoltati e “considerati”.
La classe può trasformarsi in un palcoscenico e l’insegnante, con i suoi infiniti ruoli, potrà essere il regista e l’attore pronto a entrare nelle pieghe interne di ciascuno, con un potere salvifico libererà energie e talenti dormienti e agiterà il campanello della felicità. Aiutiamo i nostri alunni a coltivare i sogni, l’immaginazione, i valori e soprattutto poniamoci in ascolto del loro cuore.
Maria Ruggi – Riproduzione riservata –
