Educazione Emotiva: Le chiavi per regolare le azioni e costruire la calma in classe
Dicembre. L’Aria pungente è entrata, invisibile e silenziosa, per mescolarsi al tepore del nostro circle time. I tappeti e i cuscini hanno trasformato l’aula in un cantuccio comodo dove abbiamo aperto le pagine di Dickens, con il suo Canto di Natale.
È iniziata la staffetta. Un fiume melodico a più voci. Ogni maestra si è alternata nella lettura. Ciascuna con il suo stile, con il suo timbro, con il suo pathos. Voci intrecciate di un Natale narrato. C’era la neve, che a Londra cadeva, mentre la mia voce appassionata e calda, avanzava contro il gelo che, pagina dopo pagina, scendeva sul cuore rappreso di Ebenezer Scrooge.
Un contrasto potente: tra la neve fitta che imbiancava la vigilia e i visi attenti dei bambini. Un silenzio da preghiera laica, insomma, quello che sogni quando spieghi una lezione.
Dopo la narrazione, abbiamo aperto la porta ai fantasmi del nostro passato. L’indagine introspettiva è partita con una domanda “Cosa vorresti cancellare del tuo passato?”
E allora, l’atmosfera si è fatta cristallina e fragile. Questa non è una domanda da quaderno. È un invito a tirare fuori il macigno silenzioso che ognuno si porta nello zaino. I bambini, come piccoli minatori dell’anima, hanno estratto il loro dolore.
Sono partite le confessioni pesanti, quelle che ti fanno venire i brividi: la scomparsa di una nonna mai più abbracciata, i litigi cosmici col fratello, la cicatrice di una separazione, la zia che non c’è più. Hanno parlato di parenti come stelle cadute troppo presto, di quelle assenze che fanno rumore, di quelle cose che vorresti strappare via come una pagina sbagliata. Il coraggio dei bambini ci ha travolti. E noi? Facce da maestre toccate nel profondo. Non potevamo mica tirarci indietro, no? Ci è toccato buttarci nella mischia, con i nostri bei fantasmi adulti. Ci siamo “spogliate”, offrendo il nostro frammento di buio.
Si è manifestato quel fluido magmatico delle emozioni, un’energia contagiosa che ha fuso i confini tra maestre e alunni. Abbiamo pianto, senza vergogna, davanti ai loro racconti. La commozione, iniziata nei loro occhi, si è tradotta in gesti che hanno annullato le distanze. Si sono abbracciati e, subito dopo, sono venuti a regalarci attenzione, ad abbracciare noi, gli adulti che li avevano resi liberi di essere fragili.
In quella sinfonia di sentimenti aperti, in quel voler cancellare l’ombra del passato, abbiamo riempito di significato il nostro presente: pieno e autentico, scrivendo, con l’inchiostro del cuore, il nostro Canto di Natale collettivo.
Le emozioni, ancora una volta, si sono rivelate il ponte perfetto per unire i cuori e rendere i legami forti, vivi e stretti come radici.
E ora, naturalmente, tutti aspettano la prossima puntata di Dickens. È grande il desiderio di tornare in quel luogo in cui hanno scoperto di poter essere pienamente sé stessi. Perché in fondo, la cosa più bella della scuola è quando, inaspettatamente, si trasforma in vita vera.
Testo di Maria Ruggi – Maestra Mary – Tutti i diritti riservati
