Impariamo ad ascoltare e avremo bambini felici

Impariamo ad ascoltare e avremo bambini felici

Un bambino ha bisogno più di un buon ascolto che di una buona parola. (Anonimo)

ascoltare i bambiniA scuola, capita di continuo di essere interrotta dai miei alunni durante la lezione. Infatti, nonostante venga data loro la parola, il desiderio di comunicare è prorompente e non si esaurisce nella parabola temporale di un intervento.
Certo, è importante non avere fretta, anche se i discorsi che fanno, in molti casi, sono “p a u s a t i” e rischiano di prosciugare tutte le nostre riserve di tempo e di pazienza. Così volano nell’aria i richiami: “Maestra… io… io… io…” oppure: ”Maestra tocca a me! Tocca a me!” e ancora: ”Posso parlare maestraaaaa?

Le loro parole come fiumi in piena rompono gli argini del silenzio e delle regole stabilite e la sovrapposizione di voci genera una confusione babelica. Ma… dovreste vedere i loro visi nei momenti in cui esprimono liberamente le opinioni. Finalmente c’è qualcuno che li ascolta!

PERCHE’ ASCOLTARE UN BAMBINO?
Ascoltare un bambino implica lo sforzo di ENTRARE NEL SUO MONDO, coglierne le insicurezze, spegnere le ansie e cancellarne le paure, ma anche condividere le speranze e le piccole conquiste, costruendo nel tempo un rapporto di fiducia. L’ascolto rappresenta la porta principale di questo mondo per genitori ed educatori, il cardine attraverso cui la molla delle attenzioni, dell’interesse, consente di veicolare affetto che si traduce nel rispetto dei loro pensieri e dei racconti. Insomma “Esserci nel loro mondo”.
Ogni bambino possiede un tesoro tutto da scoprire e da valorizzare, ma la fretta, la corsa incessante, l’equilibrio precario dei genitori sul filo della giornata, sono il serio pericolo della negazione dell’ascolto. E così spesso gli insegnanti diventano i confidenti segreti di aneddoti, di problemi, di storie familiari, di momenti di solitudine che chiedono di essere colmati e di insegnamenti educativi che purtroppo ancora non sono arrivati da parte delle famiglie.
IlNON ASCOLTO” dei loro sogni, dei desideri, dei dubbi, ben presto allontana i bambini dalla curiosità di conoscere, generando rabbia e superficialità nei rapporti con gli altri. La nascita di un DIALOGO EDUCATIVO tra un figlio e un genitore richiede del tempo. Un tempo ipotecato dalle famiglie, corrotto dai “vizi facebookiani” e usurato dalle frasi “Poi me lo dici”, “Dopo te lo spiego”, “Uno di questi giorni lo facciamo”. Risultato? Appuntamenti disattesi e promesse non mantenute.

QUALI LE CONSEGUENZE?
Vi sono sempre più bambini con disagi comportamentali, con disturbi dell’attenzione, con l’incapacità di stabilire serene relazioni con i compagni, accanto al perseverare di forme estreme di egocentrismo e isolamento. Richieste esasperanti di attenzioni che non possono essere pienamente accolte nel catino scolastico. Di fronte a questo malessere nascono i sensi di colpa dei genitori e il senso di frustrazione degli insegnanti.

COSA FARE?
È importante avvicinare i bambini con dolcezza PER AIUTARLI AD ESPRIMERSI. Veicolare l’affetto e costruire un ponte comunicativo sempre aperto e percorribile con toni sereni e pacati, spinti dalla volontà di comprendere e di ascoltare, filtrando il giudizio e non apponendovi un marchio che non lascia scampo sul loro operato (“Non vali niente”, “Sei un perdente”).
È un cammino lento in cui bisogna accumulare polvere di pazienza, seminare sacrifici e rinunce, ma soprattutto guardare con fiducia l’orizzonte davanti a noi, con la consapevolezza che non esistono genitori ed educatori perfetti, ma perfettibili… Laddove sbagliare diventa uno stimolo per migliorarsi, cercando di non ripetere i medesimi errori e provando a superarne di nuovi. Uomini disposti a percorrere insieme ai loro bambini la faticosa strada della crescita con il prezioso bagaglio dell’ascolto, dell’affetto e con la convinzione che tutto il tempo necessario investito nel processo di sviluppo dei ragazzi sarà ripagato, con gli interessi, da una vita futura serena e felice.

Maria Ruggi (Tutti i diritti riservati)

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